Cosa significa davvero “biologico”?
Il termine “agricoltura biologica” indica un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura, escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi).
Agricoltura biologica significa sviluppare un modello di produzione sostenibile, che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria, utilizzando invece tali risorse all’interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo.
L’agricoltura biologica ricorre ad alcune strategie pratiche per selezionare le varietà più resistenti e arginare la diffusione di parassiti in maniera del tutto naturale. Le principali sono:
- Rotazione delle colture: si tratta di una delle tecniche agricole più antiche che prevede l’alternanza, in un arco di tempo che può variare tra i 2 e i 4 anni, di diverse specie di piante sul medesimo terreno.
Questo metodo, che non prevede lo sfruttamento intensivo delle risorse minerali della terra, è efficace soprattutto per la salvaguardia della fertilità del terreno. - Concimazione organica: come letame o compost ed il riciclo di resti animali o vegetali biodegradabili.
- Utilizzo di pratiche come la pacciamatura o il sovescio: semina di piante benefiche per il terreno che, una volta mature, verranno interrate per aumentare la sostanza organica e di conseguenza la fertilità del suolo.
- Difesa naturale delle piante: tramite insetti utili o estratti vegetali.
- Divieto di utilizzo di OGM (organismi geneticamente modificati).
- Benessere animale garantito: utilizzo di tecniche di allevamento biologico che prevedano il rispetto e il benessere degli animali, mediante l’utilizzo di mangimi biologici e pratiche idonee al bestiame come l’allevamento a terra e all’aperto (spazi adeguati, alimentazione bio, no ormoni).
Tutte le fasi, dalla coltivazione alla trasformazione, sono sottoposte a controlli rigorosi da parte di organismi indipendenti.
Solo i prodotti che rispettano questi criteri possono riportare in etichetta:
- il logo biologico dell’UE,
- il codice dell’ente certificatore,
- l’origine delle materie prime.
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